Qualcuno probabilmente penserà che Las Vegas non è il posto giusto per passare il Natale. Non ne avete tutti i torti, ma la città si trova nel punto giusto per permetterci di fare una sosta e riposarci prima di proseguire il nostro viaggio. Abbiamo entrambi già visitato Las Vegas, ma questa volta decidiamo di variare e fare qualcosa di nuovo. È la vigilia di Natale, vogliamo trattarci bene e offrirci una bella cenetta in un buon ristorante nell’albergo dove alloggiamo. Ma prima di cena vogliamo vedere uno degli innumerevoli spettacoli: dopo averne scartati alcuni a causa della scarsità di biglietti, decidiamo di andare a vedere Ka, esibizione del Cirque du Soleil in una sala dell’MGM Grand.
Lo spettacolo ci lascia a bocca aperta: gli artisti si esibiscono in numeri al cardiopalmo e gli effetti speciali sono degni dei migliori film hollywoodiani. Il fil rouge dello spettacolo è la storia di due gemelli, figli dell’imperatore, che vengono separati durante un attacco al palazzo e intraprendono un viaggio per riunirsi. Lo spettacolo si svolge su sette piattaforme mobili che si muovono durante le scene. Il palcoscenico è grandioso e gli artisti-acrobati molto bravi.
Dopo la cena incontriamo una compagna di Cinzia e dei miei colleghi; passiamo qualche ora in compagnia in alcuni bar e nel casinò, dove non ci facciamo mancare una partita a black jack. So che siete curiosi e ve lo state chiedendo: non ho perso soldi (questa volta).
Dopo una bella dormita al Mandalay Bay, grande hotel ispirato alle spiagge caraibiche, il giorno di Natale rifacciamo le valigie e ci rimettiamo in strada per la nostra prossima tappa: la Death Valley, o valle della morte.
Proprio un brutto nome, che poco s’addice con questo giorno di festa, ma lo spettacolo che madre natura sta per presentarci è incredibile. Arriviamo in serata al bivio della strada per entrare nel parco nazionale della Death Valley, prendiamo la camera all’unico albergo nel raggio di diverse miglia: l’Amargosa Opera house hotel. È un vecchissimo albergo che mantiene tutto come nei tempi in cui è stato costruito: camere spoglie senza telefono e senza televisione, senza internet e senza copertura della rete mobile.
Annessa all’albergo c’è una bellissima sala da teatro, tutta decorata da Marta Becket, attrice-ballerina che si è esibita per diversi anni in questa sala e che è proprietaria di tutto il complesso. La sera vediamo uno spettacolo sui personaggi rappresentati sulle pareti della sala: l’attrice si veste come i personaggi e con dei numeri di mimo e di ballo crea delle storie e dà vita agli stessi.
Al mattino ci alziamo presto ed entriamo nel parco nazionale. È la terra degli estremi degli Stati Uniti: in estate ci sono le temperature più alte (57°C), c’è il punto più basso (Badwater, 86 m sotto il livello del mare), ed è il parco nazionale più grande fuori dall’Alaska. È una terra difficile, come dice il nome sembra senza vita; ma a guardar bene ci si trovano tanti bei posti e anche un po’ di vita selvatica. Una volta la regione era molto sfruttata dalle miniere di borace, un sale che viene usato in tantissimi campi: dagli alimentari alla cosmetica, nelle centrali nucleari, nella produzione di colle e vernici, praticamente ovunque.
Il paesaggio è variegato: vediamo diverse miniere abbandonate, ci arrampichiamo su delle dune di sabbia, passeggiamo accanto ad un ruscello che non arriva da nessuna parte perché evapora durante il suo corso e ci addentriamo a piedi in un bellissimo canyon. È grande, e la presenza di un canyon indica la presenza di acqua. Strano, visto che è tutto così secco, ma quando piove c’è sempre molta acqua che si riversa nella valle della morte, visto che come detto c’è il punto più basso. Tutta quest’acqua erode le montagne e lava i sali portandoli nella valle. Per questo a Badwater il terreno è dieci volte più salato rispetto all’oceano: l’acqua non può defluire (visto che ci troviamo 86 metri sotto al livello del mare), ma evapora, depositando tutti i sali sul terreno.
Non tutta l’acqua di Badwater viene dalle vicine montagne: in questa grande pianura c’è pure una piccola sorgente che crea una pozzanghera visibile tutto l’anno, anche quando non piove. Viste le altissime temperature, l’acqua non fa a tempo a creare nessun ruscello ma evapora quasi subito dopo essere arrivata in superficie. Nella mite (20°C) giornata invernale, troviamo il bacino di Badwater allagato per via delle recenti piogge. Il ranger ci spiega che probabilmente resterà bagnato ancora per un paio di settimane,
prima di ritrasformarsi nella consueta distesa di sali. L’acqua non è profonda, solo circa 30 cm, appena abbastanza per un kayak. La regione è in trasformazione: le montagne stanno ancora crescendo e la valle sta scendendo: il cartello indica ancora 282 piedi sotto il livello del mare ma in realtà sono già 284 (60 centimetri in più). In alcuni punti è anche un pochino più basso: turisti “perspicaci” hanno scavato dei buchi per essere più in basso del punto più basso della nazione.
Tornando all’hotel abbiamo una brutta sorpresa: l’unica fonte di cibo, un piccolo café, è chiusa. Andiamo 10 km più a nord, appena dentro il confine del Nevada, dove – ovviamente – si trova un piccolo casinò, e un losco saloon in cui facciamo cena spendendo pochissimo. Per strada ci fermiamo ad osservare la via lattea, chiaramente distinguibile nel buio totale del deserto. Uno spettacolo inusuale per noi che viviamo nell’affollato e luminoso continente europeo.
Dopo aver recuperato ancora un po’ di ore di sonno, ci rimettiamo in viaggio. Passiamo a salutare la Death Valley, salendo su una montagna da dove possiamo vedere tutta la piana di Badwater, che assume diversi colori a dipendenza della quantità d’acqua presente. Le foto parlano da sé!
La guida ci dice che da qui si può vedere non solo il punto più basso degli Stati Uniti, ma anche il più alto – di nuovo esclusa l’Alaska. Purtroppo non abbiamo idea di dove si trovi e quindi passa inosservato.
Per restare in tema di estremi, ci dirigiamo ora verso la contea più grande degli States, quella di Los Angeles.
A presto
Mirko e Cinzia